RIR

RIR

Alcuni giorni fa una ragazza mi ha chiesto in pagina “che cosa significa RIR?”

RIR sta per “repetitions in reserve” e indica il numero di ripetizioni che mancano per arrivare al cedimento.
Facciamo un esempio. Se con 50 kg faccio 10 ripetizioni di un certo esercizio a cedimento, 2RIR significa che con quel carico ne dovrò eseguire 8.

🔸 Da dove salta fuori il RIR?
Il RIR è un’evoluzione del RPE, scala della percezione dello sforzo creata da Gunnar Borg che varia da 6 a 20. Che strano range, vero? Infatti moltiplicando per 10 si ottiene una stima della frequenza cardiaca. Però, questa scala creata per i corridori, non si presta molto bene per chi solleva pesi in quanto:
– la frequenza cardiaca non è utile nell’allenamento contro resistenza
– la scala è troppo ampia (come riconosco un 13 da un 14?)
– la frequenza cardiaca è un parametro troppo individuale

🔸 Ecco che Mike Tuscherer ha creato una versione dell’RPE da 1 a 10 che non tiene conto della frequenza cardiaca. Per fare un esempio, un RPE 8 significa che lasciamo 2 ripetizioni in canna, un RPE 7 che ne lasciamo 3… E così via.

Dunque, RPE 8 e 2 RIR significano la stessa cosa.

🔸 A cosa serve il RIR?
Il RIR ci permette di personalizzare l’allenamento in base alla preparazione del soggetto (forza, tecnica, anzianità di allenamento) e predisposizione quotidiana (recupero, stress, volume di allenamento, sonno, nutrizione…).

(Helms, 2016)

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