DIETA E DNA

Ieri mi ha telefonato il mio amico F. e mi ha raccontato che sua madre è andata da una nutrizionista che le ha proposto un test del dna, al modico prezzo di 220€, per poter stilare una dieta “su misura”.
Per fortuna il mio amico F. è un tipo sveglio. Ma in quanti ci saranno cascati e ci continueranno a cascare?

Ad oggi non ci sono studi che riportano i geni quali predittori attendibili degli effetti di una dieta.
🧬 La ricerca PREDICT-1 ha analizzato le risposte ad alcuni alimenti in oltre 1000 soggetti. Le risposte ad alcuni alimenti sono risultate profondamente variabili anche tra gemelli omozigoti che generalmente presentano dna molto simili seppur non identici. (Berry, 2019)
🧬 Una metanalisi del 2015 ha studiato il ruolo di 38 geni comunemente analizzati nei test del dna commerciali, utilizzando i dati di oltre 500mila individui. Purtroppo non è stata individuata alcuna relazione significativa tra geni e alimenti e/o patologie legate all’assunzione di specifici nutrienti. (Pavlidis, 2015)
🧬 Uno studio pubblicato su Jama ha indagato sugli effetti di diete low carb o low fat in relazione al genotipo su oltre 600 soggetti. Dopo un anno, le variazioni di peso tra i due gruppi si sono rivelate simili e non è stata individuata alcuna interazione significativa tra dieta e genotipo. (Gardner, 2018)

Ciò non significa che la genetica non conti ma influisce solo per il 10% sullo stato di salute di un soggetto. Al contrario, sane abitudini e fattori socio-economici influiscono rispettivamente del 30% e del 40%. (Tarlov, 1999)

Inoltre la SIAIP, la società italiana di allergologia e immunologia pediatrica, invita a diffidare dei test truffa tipo quello del DNA. “Non esiste la possibilità di dosare il DNA allo scopo di porre una diagnosi di intolleranza per 600 alimenti, ma nemmeno per un solo alimento è possibile porre una diagnosi di intolleranza tramite le analisi del DNA. Tuttalpiù, e solo per poche intolleranze (ad esempio glutine o lattosio) è possibile tramite indagini genetiche individuare la predisposizione a sviluppare la malattia, che è cosa ben diversa dall’avere la malattia”.

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