INDICE GLICEMICO?

Se prendessimo in considerazione l’indice glicemico degli alimenti, non dovremmo più mangiare neppure carote, zucca, anguria, banane…

I carboidrati, una volta ingeriti, vengono scissi in glucosio che entra nel nostro flusso ematico. L’indice glicemico esprime proprio la velocità di questo processo: alimenti con un alto ig rilasciano rapidamente glucosio mentre alimenti con un basso ig hanno un rilascio più lento e costante.

Perchè è inutile scegliere gli alimenti in base al loro indice glicemico?

1) SOLITAMENTE MANGIAMO CARBOIDRATI CON ALTRI CIBI
Nessuno si sveglia al mattino, in uno stato di digiuno prolungato, e mangia solo gallette. Nella vita reale, infatti, i carboidrati fanno parte di pasti misti composti da grassi, fibre e proteine che rallentano in maniera considerevole la digestione dei carboidrati.
Altre variabili che lo condizionano sono: la temperatura (ad esempio le patate bollite calde hanno un indice glicemico più alto di quelle fredde a causa della solidificazione dell’amilosio); la consistenza liquido/solido; la maturazione (più un frutto/verdura è maturo più l’indice glicemico è alto); la lavorazione (cibi più raffinati hanno solitamente indice glicemico più elevato); la cottura (la pasta al dente, ad esempio, ha un indice glicemico più basso).
Sempre nella vita reale, non è detto che sussista uno stato di digiuno: spesso il pasto precedente potrebbe essere ancora in stato di digestione o potrebbero esserci i residui degli effetti ormonali che ha provocato. Tutto ciò influisce sul nostro nuovo pasto.

2) L’IG NON CONSIDERA LA QUANTITÀ DI CARBOIDRATI
L’indice glicemico è soltato un numero che esprime la velocità con la quale aumenta la glicemia dopo aver assunto 50g di carboidrati da un determinato cibo (quindi non 50g di cibo ma, ad esempio, se consideriamo delle gallette come le mie contenenti 80g di carboidrati ogni 100g, assumeremo 62,5g di gallette) in rapporto a 50g di glucosio (che è il parametro di riferimento con un indice glicemico pari a 100). Quindi l’indice glicemico è una proprietà intrinseca dell’alimento stesso che misura il tipo di carboidrati contenuti, ma non la quantità. Voi mangiate sempre porzioni da 50g di carboidrati? Io, personalmente, no!
Ad esempio, le carote e l’anguria hanno un alto indice glicemico ma occorrono circa 650g di carote e 1,5 kg di anguria per avere 50g di carboidrati! Quand’è l’ultima volta che a digiuno avete mangiato solo 650g di carote?
È per questo che è stato introdotto il carico glicemico che, oltre all’indice glicemico, tiene conto anche della quantità assunta.

3) GLI ALIMENTI A BASSO IG NON SONO NECESSARIAMENTE PIÙ SANI
Siamo tutti d’accordo che il gelato non è l’alimento più sano del mondo. Eppure, per il suo alto contenuto di panna, presenta un basso ig. Allo stesso modo, anche la pizza è caratterizzata da un basso ig grazie alla grande quantità di grassi presenti nel formaggio.
Se volessimo essere coerenti, sarebbe meglio quindi uno spuntino con pizza e gelato piuttosto che con gallette, caseine e burro d’arachidi?

4) ALIMENTI CON BASSO IG NON HANNO NECESSARIAMENTE UNA BASSA RISPOSTA INSULINICA
Chi sostiene che le diete a basso ig siano migliori crede di poter controllare i picchi di insulina. Sicuramente il rilascio di glucosio nel sangue provoca un aumento dell’insulina, ma non è di certo l’unico modo per avere un aumento di insulina (che poi, non è mica una cosa cattiva!). Molte fonti proteiche sono infatti più insulinogeniche di alcuni carboidrati: sapete che le whey innalzano l’insulina più del pane?

5) GLI ALIMENTI A BASSO IG NON FAVORISCONO IL DIMAGRIMENTO
A parità di calorie, molti studi hanno dimostrato che sia diete a basso ig (o carico glicemico) che ad alto ig (o carico glicemico) conducono allo stesso dimagrimento.

In poche parole, l’indice glicemico è soltato un numero che, orientativamente, ci fa capire di fronte a che tipo di carboidrati ci troviamo, ma di certo non può essere discriminante nella scelta degli alimenti che scegliamo di introdurre nella nostra dieta a causa proprio della sua grande variabilità e nessuna considerazione della quantità. Ad esempio, un cucchiaino di zucchero nel caffè innalzerà sicuramente meno la glicemia rispetto ad un classico piatto di riso da 80g.
Soggetti sani dovrebbero basare la loro alimentazione su altri aspetti piuttosto che su numeri così altamente variabili e così poco indicativi.

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