L’ACQUA CHE BEVIAMO: IL RESIDUO FISSO E’ DAVVERO DA CONSIDERARE?

Lo dicono tutti: le migliori acque hanno un residuo fisso basso e non sono dure. Ma quanto c’è di vero?

Il residuo fisso rappresenta i sali minerali presenti nell’acqua, che vengono pesati dopo aver fatto evaporare l’acqua a 180 gradi. La legge italiana prevede che l’acqua della rete pubblica abbia necessariamente un residuo fisso minore di 1500mg per litro, ciò sia per salvaguardare le tubature che la salute dei cittadini che la bevono abitualmente. Le acque in bottiglia, invece, non sono soggette a nessun limite e sono classificate come: – minimamente mineralizzate, <50mg/l – oligominerali, 50-500mg/l – minerali, 500-1500mg/l – fortemente mineralizzate, >1500mg/l In poche parole, il residuo fisso indica quanti minerali contiene l’acqua. Conosciamo tutti i benefici di frutta e verdura che sono ricchi di sali minerali.

Quindi, perché dovremmo evitare quelli disciolti nell’acqua?

Alcuni sostengono che siano migliori le acque a basso residuo fisso per ridurre sia l’assunzione di sodio che quella di calcio. Per quanto riguarda il sodio, è indubbio che se ne debba limitare l’assunzione, così come raccomandato dai tutti gli organismi competenti in materia di salute. Bisogna tuttavia comprendere che la quantità di sodio assunta con l’acqua è davvero trascurabile, infatti anche l’Istituto Superiore di Sanità consiglia di ridurre il sodio introdotto con gli alimenti in quanto quello contenuto nell’acqua da bere ricopre al massimo il 5% della quantità giornaliera massima raccomandabile. Per quanto riguarda il calcio, invece, molti ritengono possa essere la causa di calcoli renali. L’Inran però riporta che anche i soggetti predisposti alla calcolosi non devono temere il calcio contenuto nell’acqua. Anzi, è stato dimostrato che le acque minerali ricche di calcio possono costituire al riguardo un fattore protettivo. Così come non bisogna scegliere acque dal residuo fisso troppo basso, non bisogna prediligere neppure acque troppo dolci, cioé troppo basse in durezza. La durezza rappresenta il contenuto di calcio e di magnesio presente nell’acqua. L’Istituto Superiore di Sanità, facendo riferimento ad alcuni studi pubblicati dall’oms che supportano l’ipotesi di correlazione inversa tra durezza dell’acqua e malattie cardiovascolari, raccomanda acque tra i 15 ed i 50 gradi F, cioè contenenti 60-200 mg di calcio per litro.

Insomma, a meno di diversa raccomandazione da parte del nostro medico, i soggetti sani dovrebbero preferire acque né troppo povere né troppo ricche di minerali, né troppo dure né troppo dolci.

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